martedì 15 maggio 2012

Questa è la mia vita, se così può essere definita.

Tutto mi sembra come se fosse un qualcosa di già visto, di già vissuto, un fastidioso e asfissiante déjà vu.
Una vita nel quale tutti passano e nessuno resta troppo a lungo, dove alla fine tutti, ma proprio tutti, se ne vanno via.
La verità è che sono una di quelle persone facilmente rimpiazzabili, che dopo un pò annoiano tutti quanti e sulle quali cala il sipario così come si era alzato, tristemente e in silenzio.
Un libro dove tutti scrivono la loro parte, dove cambiano attori e comparse, ma dove la trama resta perlopiù invariata, dove i colpi di scena non avvengono quasi mai, e quando avvengono sono sempre tragici.
Sento che tutto questo non cambierà mai.
Non è cambiato neanche con chi avrebbe dovuto essere la persona giusta per davvero, quella che teoricamente, se si è abbastanza fortunati, si incontra una volta nella vita, una volta sola.
La verità è che forse non sono adatto per amare.
Non sono adatto per far restare la gente troppo a lungo, la gente non si sente di fare sacrifici per me, di rischiare qualcosa, perchè probabilmente per loro sono sempre valso troppo poco, sin troppo poco.
La felicità, quella la cercano altrove, ben lontano da me, che con tutto il trambusto che ho dentro, evidentemente non sono affatto in grado di darla, di farla sentire.
Non ho intenzione di mostrare una rassegnazione, un senso di fatalità che in fondo sento che non mi appartiene.
Non ho più tredici anni, e affermare che i sentimenti feriscono sempre non è da me, non lo è mai stato nemmeno quando la avevo per davvero, quella età.
Non è da me affermare che amare è inutile, che lo stesso provare a farlo sia inutile e senza senso, perchè so benissimo che non è così.
C'è soltanto un dato di fatto fondamentale: saper amare ed essere adatti ad amare sono due cose diverse, estremamente diverse.
So amare, l'ho sempre saputo fare, come se fosse una specie di dono ( o condanna) innata o qualcosa del genere, ma non sono mai stato adatto a farlo, non sono mai stato all' altezza.
Sono uno di quelli che è già in grado di capire come andrà a finire una storia anche semplicemente guardando dentro gli occhi delle persone, e quando non posso farlo, anche semplicemente ascoltando bene quello che dicono, cogliendo ogni piccola sfumatura.
So tutto, ho sempre saputo come sarebbe andata a finire, ma quando non hai altro ti attacchi alla speranza, sperando che infine qualcosa possa cambiare, che per una volta possa davvero andare come speri.
La speranza è per i deboli, si dice.
Io non so classificarmi, e d'altronde i concetti di forza e debolezza sono estremamente relativi, so soltanto che ho sempre perso le mie battaglie, ma non senza lottare, non senza crederci per davvero, perchè sì, arrivo anche a credere a un lieto fine, quando la mia ingenuità indotta raggiunge i massimi livelli.
Forse adesso ho smesso di sperare una volta per tutte, e se la relazione è giusta, questo mi farà anche smettere di lottare.

martedì 20 marzo 2012

Sad but true.

Ad un certo punto capisci che il massimo che puoi fare non è non sbagliare più.
Alcune persone come me sbagliano e sbaglieranno sempre.
E' nel nostro DNA, sbagliare consapevolmente, dare troppe opportunità a chi non ne meriterebbe nessuna, versare lacrime amare che potrebbero essere evitate solo volendolo.
Puoi solo sbagliare meglio.

mercoledì 14 marzo 2012

Tutto ciò che so, dentro tutto ciò che non so.

Sapete, non sono mai stato mai molto sicuro di me. A dire il vero, non sono mai stato troppo sicuro di nulla. Sono uno di quei tipi che quando li incroci per strada puoi solo provarci indifferenza, un tipo che non svetta particolarmente. Voglio dire. Capelli castani, occhi marrone scuro, un volto come tanti altri. Uno che non si fa notare, uno che passa inosservato. Non ho mai capito bene cosa pensino gli altri di me, ancora oggi dopo 19 anni. So soltanto che non so assolutamente nulla. Le mie incertezze sono i cassetti dove custodisco gelosamente i miei (pochi) sogni, le mie (flebili) speranze, i miei (estremamente rari) ricordi felici, e anche quei tanti tristi. Sono uno di quelli che crede che la infelicità sia una maestra di vita ben più severa ma anche sincera della contentezza. Sono uno di quelli che crede che la felicità neanche esista per davvero, forse. Ultimamente mi sto trovando a mettere in gioco tante, troppe cose. Mi sto trovando faccia a faccia con me stesso, e spesso quello che si ritrova sconfitto manco a dirlo sono io. Sconfitto dal mio stesso essere, e mi trovo a vacillare, pieno di dubbi anche sull' unico sentimento che aveva sempre avuto una definizione ben chiara in me, l'amore. L'amore per chi, per cosa? Ho sempre assimilato questo sentimento alla distruzione e al tormento. Forse perchè ho sempre vissuto storie difficili se non impossibili, dove ho sempre dato tutto me stesso, mettendo in gioco tutto e anche di più di quello che avevo, e uscendone sempre con il fumo negli occhi e la sabbia nelle mani. E la sabbia gratta, graffia, fa male, e ti ritrovi pieno di graffi senza neanche saperlo. E il tempo passa, cinque, dieci, ven't anni e tu sei cresciuto ma sei ancora rimasto quell' ingenuo bambino che eri, pieno di desieri ma troppo realista per poter davvero sperare che possano un giorno realizzarsi.
Che poi neanche vorrei tanto io, ma anche quel poco che vorrei, lo  trovo impossibile da realizzare. Insomma, mi acconterei di star bene, anche solo per un poco, per vedere cosa si prova. Vorrei essere davvero sereno per una volta nella mia vita. Il cammino di chi è diverso è un percorso sin troppo complicato, e sempre più spesso mi trovo a pensare che non faccia per me. A volte vorrei essere come tutti gli altri, ma puntualmente realizzo che non posso e mai potrò esserlo. Mai potrò avere la mente sgombra da pensieri, perchè ovunque vada e con chiunque stia sarò sempre in mia compagnia, in compagnia del mio peggior nemico. E mi ritrovo con un cervello pieno di files vuoti, cartelle senza nome ed inutili, che stanno solo aspettando di essere riempite con qualcosa di diverso da tutta quella merda che hanno visto passare in questi anni. Byte su byte, mega su mega, giga su giga, il dolore si fa sempre più insopportabile, e non so per quanto ancora reggerà il mio database. Nel mio incredibile miscuglio di cose che non so e che non sono, le mie piccole certezze spuntano come rare e coraggiose stelle in una qualsiasi notte, anonime, in una città altamente industrializzata, così fioche da fare quasi pena, così fioche da fare quasi tenerezza, ma sin troppo per essere notate per davvero. E così l'equlibrio che mi contraddistingue per davvero è il nulla, perchè nulla sono e nulla mai sarò, del nulla mi nutro e del nulla vivo, in una serie di azioni senza senso e sempre uguali, in una vita che è un libro di cui cambiano gli attori co protagonisti ma la cui trama è sempre identica. Che poi io neanche sono il protagonista, protagonista di cosa? Un protagonista pensa, e fa, e io non penso e non faccio nulla. La vera protagonista è la mia sorte che segna giorno dopo giorno un baratro nel quale sto precipitando, sempre più a fondo. Non vedo nessuna mano che mi sia davvero amica o amorevole intorno, e quelle uniche due mani che dovrebbero esserlo per davvero sono troppo distanti, forse anche per loro volontà, e ben poco possono fare. Non c'è speranza per quelli come. Andati a male , insani, fottuti dalla testa ai piedi. L'accettazione è la cosa più lontana che possa esistere dalla comprensione. Sono sempre stato accettato, ma per una volta vorrei essere compreso. Questo non è un grido di aiuto, un aiuto che non ho mai chiesto nella mia vita, forse per troppo orgoglio, o forse per volontà, in fondo, di farcela da me. Questo è un rantolo sibilante che si perde nella notte, una triste nenia, senza pietà.

Non credo ci sia bisogno di troppe presentazioni, se davvero lo vorrete imparerete a conoscermi col tempo. Mi chiamo Marco, vengo da Brindisi e ho 19 anni, quasi 20 a dire il vero. Le cose che mi definiscono sono poche, e sono certamente di più quelle che NON mi definiscono, il non-essere, la non felicità, la non-utilità. Inesistenza, tristezza e inutilità dunque che però non sono tutto. Sarebbe sin troppo facile. Dietro il sipario c'è tanto, troppo altro da vedere, ma a quanto pare anche chi dovrebbe farlo davvero, non ci riesce, non ci riesce mai. Il titolo del mio blog è uno dei pochissimi che avrei potuto assegnare conoscendomi, ma forse l'unico davvero adatto. Non sarà "presto" se non tra molto, molto tempo, e sicuramente come credo ogni giorno della mia vita dalla mia nascita, il tempo della felicità non verrà per me se non tra moltissimo tempo. Non sono una persona affranta, disperata, depressa o altro, ma solo realista, e forse troppo fatalista. Nonostante tutto, andare avanti è sempre quello che mi è riuscito meglio, e il resistere ai colpi ti porta ad essere più forte, sempre più forte. Non mi arrenderò mai, e continuerò a celare dietro a un sorriso tutto quello che ho dentro, lasciando che nessuno sappia davvero cosa sia, perchè se fosse visto causerebbe solo guai, a me e a loro. Tutto ciò che brilla diventa ruggine. Io non ho mai brillato, ma la ruggine è su di me da sempre.