mercoledì 14 marzo 2012

Tutto ciò che so, dentro tutto ciò che non so.

Sapete, non sono mai stato mai molto sicuro di me. A dire il vero, non sono mai stato troppo sicuro di nulla. Sono uno di quei tipi che quando li incroci per strada puoi solo provarci indifferenza, un tipo che non svetta particolarmente. Voglio dire. Capelli castani, occhi marrone scuro, un volto come tanti altri. Uno che non si fa notare, uno che passa inosservato. Non ho mai capito bene cosa pensino gli altri di me, ancora oggi dopo 19 anni. So soltanto che non so assolutamente nulla. Le mie incertezze sono i cassetti dove custodisco gelosamente i miei (pochi) sogni, le mie (flebili) speranze, i miei (estremamente rari) ricordi felici, e anche quei tanti tristi. Sono uno di quelli che crede che la infelicità sia una maestra di vita ben più severa ma anche sincera della contentezza. Sono uno di quelli che crede che la felicità neanche esista per davvero, forse. Ultimamente mi sto trovando a mettere in gioco tante, troppe cose. Mi sto trovando faccia a faccia con me stesso, e spesso quello che si ritrova sconfitto manco a dirlo sono io. Sconfitto dal mio stesso essere, e mi trovo a vacillare, pieno di dubbi anche sull' unico sentimento che aveva sempre avuto una definizione ben chiara in me, l'amore. L'amore per chi, per cosa? Ho sempre assimilato questo sentimento alla distruzione e al tormento. Forse perchè ho sempre vissuto storie difficili se non impossibili, dove ho sempre dato tutto me stesso, mettendo in gioco tutto e anche di più di quello che avevo, e uscendone sempre con il fumo negli occhi e la sabbia nelle mani. E la sabbia gratta, graffia, fa male, e ti ritrovi pieno di graffi senza neanche saperlo. E il tempo passa, cinque, dieci, ven't anni e tu sei cresciuto ma sei ancora rimasto quell' ingenuo bambino che eri, pieno di desieri ma troppo realista per poter davvero sperare che possano un giorno realizzarsi.
Che poi neanche vorrei tanto io, ma anche quel poco che vorrei, lo  trovo impossibile da realizzare. Insomma, mi acconterei di star bene, anche solo per un poco, per vedere cosa si prova. Vorrei essere davvero sereno per una volta nella mia vita. Il cammino di chi è diverso è un percorso sin troppo complicato, e sempre più spesso mi trovo a pensare che non faccia per me. A volte vorrei essere come tutti gli altri, ma puntualmente realizzo che non posso e mai potrò esserlo. Mai potrò avere la mente sgombra da pensieri, perchè ovunque vada e con chiunque stia sarò sempre in mia compagnia, in compagnia del mio peggior nemico. E mi ritrovo con un cervello pieno di files vuoti, cartelle senza nome ed inutili, che stanno solo aspettando di essere riempite con qualcosa di diverso da tutta quella merda che hanno visto passare in questi anni. Byte su byte, mega su mega, giga su giga, il dolore si fa sempre più insopportabile, e non so per quanto ancora reggerà il mio database. Nel mio incredibile miscuglio di cose che non so e che non sono, le mie piccole certezze spuntano come rare e coraggiose stelle in una qualsiasi notte, anonime, in una città altamente industrializzata, così fioche da fare quasi pena, così fioche da fare quasi tenerezza, ma sin troppo per essere notate per davvero. E così l'equlibrio che mi contraddistingue per davvero è il nulla, perchè nulla sono e nulla mai sarò, del nulla mi nutro e del nulla vivo, in una serie di azioni senza senso e sempre uguali, in una vita che è un libro di cui cambiano gli attori co protagonisti ma la cui trama è sempre identica. Che poi io neanche sono il protagonista, protagonista di cosa? Un protagonista pensa, e fa, e io non penso e non faccio nulla. La vera protagonista è la mia sorte che segna giorno dopo giorno un baratro nel quale sto precipitando, sempre più a fondo. Non vedo nessuna mano che mi sia davvero amica o amorevole intorno, e quelle uniche due mani che dovrebbero esserlo per davvero sono troppo distanti, forse anche per loro volontà, e ben poco possono fare. Non c'è speranza per quelli come. Andati a male , insani, fottuti dalla testa ai piedi. L'accettazione è la cosa più lontana che possa esistere dalla comprensione. Sono sempre stato accettato, ma per una volta vorrei essere compreso. Questo non è un grido di aiuto, un aiuto che non ho mai chiesto nella mia vita, forse per troppo orgoglio, o forse per volontà, in fondo, di farcela da me. Questo è un rantolo sibilante che si perde nella notte, una triste nenia, senza pietà.

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